NESPOLO IN PILLOLE

“L’arte non ha altra scelta che quella di mescolarsi con la vita, perché se così non fosse, finirebbe per diventare un optional che non ha relazione con la vita, non interessa nessuno tant’è vero che il sistema dell’arte ha portato l’arte a qualcosa da prendere come un di più, non un fatto intrinseco alla vita”.

Questa la visione di Ugo Nespolo, artista, scultore, cineasta, disegnatore, pubblicitario. La missione dell’artista contemporaneo è quella di portare l’arte nella vita ridisegnando il mondo nella cultura post-moderna. Quella di Nespolo è un’arte con il gusto della citazione e della provocazione, un’arte commerciale, compromessa con le cose…un’arte che circola, si diffonde, si identifica con la grafica industriale, la pubblicità e la decorazione.

I suoi esordi risalgono agli anni ‘60 tra Torino e Milano, quando imperversa la Pop-art; ma la sua personale ricerca attraversa, con un marcato senso dell’ironia, l’arte concettuale degli anni Settanta. Grazie alle avanguardie americane (Andy Wharol) ed europee (col dadaismo), Nespolo giunge al cinema sperimentale che diventa strumento irrinunciabile nella sua produzione artistica.

Negli anni ‘80 la scelta di sperimentare materiali e tecniche inconsuete, come l’intarsio e il ricamo. I legni pregiati, la madreperla, l’avorio, l’alabastro, la ceramica, l’argento, il cuoio, il vetro, la porcellana danno vita a creazioni originalissime in nome del gioco e del non-sense. Negli anni Novanta le esperienze dell’arte applicata lo vedono coinvolto nei linguaggi multimediali della pubblicità, della moda, delle scenografie teatrali tra Torino e New York..

LA MOSTRA
“Le stanze dell’arte” è una spettacolare mostra/installazione che raccoglie più di 350 opere dell’eclettico Nespolo – dagli anni ’60 ai giorni nostri. La mostra contiene anche un laboratorio didattico per bambini. L’esposizione gioca con una serie di elementi immateriali. Suoni, percorsi, suggestioni cromatiche, zone d’ombra e sprazzi di luce, pareti auto-portanti frammentano gli spazi dove oggetti e quadri eseguiti con le tecniche del ricamo e del mosaico – vero filo rosso della mostra – vengono accesi da raggi luminosi: poggiati sul pavimento, appesi alle pareti, inseriti nelle teche o alloggiati su pedane di ferro inclinate.
Ogni stanza è creata ed allestita secondo esigenze tematiche più che cronologiche, in base ad affinità tecniche ed assonanze di materiali. Sintesi King-Size, Pre Arte Povera, Cinema, Tipo Stein, Laboratorio, Salon, High and Low, Arte in Scena, Fogginia, Arte in Casa, Piccoli Vetri, Florilegio, Oggi.

L’ingresso nella prima stanza dell’arte è scandito da un grandioso portale nero, a cui è sovrapposto un vero e proprio boccascena coloratissimo, che ripropone il segno grafico di Nespolo. I portali di accesso a ciascuna delle dodici sale sono caratterizzati da sopra-porta segnaletici, contornati da un alone luminoso, sui quali spiccano i titoli delle singole stanze scritti con luci al neon. Il flusso di luce è comunque ridotto al minimo con il duplice obbiettivo di eliminare la volta e di focalizzare l’attenzione del visitatore sulle opere. Opere polimateriche, produzioni in serie, sculture, creazioni personali, giocattoli e follie d’artista offrono allo spettatore una visione di generi, collocandolo in un clima di giocosa festosità e di riflessione al tempo stesso.

IL FILM
In sessanta clip di un minuto, il regista Marco Di Castri sposta lo spettatore nei frammentati territori de “Le stanze dell’arte” immergendoci in un articolato e “accelerato” percorso fra luci, colori e scritte che segnalano l’ingresso nelle tredici stanze in cui è suddivisa la mostra. Il regista ci mostra, inoltre, la incessante ricerca figurativa dell’artista che emerge dalla sua produzione cinematografica: nove sono i cortometraggi sperimentali – nati nell’ambito del New American Cinema (del 1982 è “Le porte girevoli” tratto da un soggetto di Man Ray) – che ci vengono riproposti.

Da un punto di vista stilistico ogni “pillola” ha un carattere compiuto in sé, una serie di relazioni con le altre, una ripetizione di segni. Concepita e sviluppata a partire da uno sguardo particolare sull’opera di Nespolo, ma come il lavoro dell’artista, essa riceve e si modifica attraverso una serie di stimoli e di linguaggi esterni: il cinema, le avanguardie artistiche, il linguaggio della pubblicità, della televisione, la citazione della citazione, il gioco, l’ironia. Segni e gesti ritornano frequentemente nelle pillole: l’uso esasperato di tecniche cinematografiche, come l’accelerazione, la camera a mano, l’effetto flou, il passo a uno. Pezzi e frammenti che invitano lo spettatore a “dare un senso”. Ed è così che, attraverso il linguaggio puramente ed esageratamente televisivo, l’arte di Nespolo “può invadere la vita”.

Altro elemento unificatore consiste nell’uso particolare della colonna sonora, composta dal regista sia a partire da materiale musicale personale e preesistente (elaborato per l’occasione), sia mettendo a punto idee e strutture stimolate dall’opera di Nespolo.

Italia / 1997 / 60 min.
Regia: Marco Di Castri
Produzione: Stefilm
In collaborazione con: Rai International